La rivolta dei nuovi esclusi

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La rivolta dei nuovi esclusi

Messaggio Da Ste il Ven Apr 03, 2009 9:11 pm

La rivolta dei nuovi esclusi
di Ezio Mauro - La Repubblica, 3 aprile 2009

COME una legge meccanica, prima o poi la crisi economica che stiamo vivendo doveva produrre effetti culturali,
politici e sociali: ci siamo. I nodi che vengono al pettine, l'altro ieri a Londra per strada, con la morte di un uomo,
l'altro giorno in Francia, domani in Italia o dovunque nelle capitali del Primo Mondo - tutte uguali e indifferenti come
paesaggio della crisi - sono l'inizio del secondo atto di questa rivoluzione in corso nella vita dell'uomo occidentale.

Proviamo a misurarne cause, ragioni ed effetti liberandoci subito dal ricatto che ogni volta pesa sulla discussione
pubblica, dicendo per oggi e per domani che gli atti violenti sono sempre inaccettabili, da qualunque motivazione
siano sorretti. Ma subito dopo domandiamoci: quanta violenza c'è in questa crisi che brucia lavoro, valore, progetti
di vita incompiuti, destini? La politica, la cultura, qualcuno di noi si è preoccupato di misurarla, di darle un peso e
quindi un nome e un significato di cui tenere conto? (continua).

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Re: La rivolta dei nuovi esclusi

Messaggio Da Ransie il Gio Dic 10, 2009 8:08 pm

La classe dimenticata
di Luciano Gallino, La Repubblica, 24 novembre

Le immagini degli operai che salgono su ciminiere alte 170 metri per restarci intere giornate, o su una gru, oppure occupano una fabbrica che ha annunciato il loro licenziamento, sono scorci di una realtà ignota ai più, frammenti che si intravvedono per un istante attraverso una finestra che viene subito richiusa. Sono immagini d'una condizione di vita e di lavoro che sebbene coinvolga ancor oggi milioni di persone è virtualmente ignota a tutto il resto della società. Scatti fotografici d'una classe sociale che resta altrimenti invisibile.

Aver reso socialmente invisibile il lavoro degli operai come insieme, come classe sociale, è uno dei tristi successi della società italiana degli ultimi decenni. Al presente, per gli uomini politici, compresi molti di sinistra, parlare degli operai come classe sembra un frusto ritornello, un indugiare su un passato irrecuperabile.
...continua
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